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nel sito ufficiale del Santuario di Chiesa Nuova: dove tutto cominciò.

Il Santuario della casa paterna di San Francesco, cioè di “Chiesa Nuova” si trova a due passi dalla piazza principale di Assisi. Esso può definirsi non tanto Santuario di san Francesco, quanto Santuario di Francesco. Questo  perché nel luogo della casa paterna, si ricorda il figlio di Pietro di Bernardone e di Madonna Pica, non ancora con le vesti e la reputazione di santo. Perché visitare, allora, questo luogo?

Per il semplice fatto che qui san Francesco ha le radici della sua santità. Qui Francesco assomiglia di più a noi, povera gente in cerca di un approdo. Non per altro il santuario della “Chiesa Nuova” è visitato ed amato da molti giovani. In questo luogo Francesco è giovane, è un po’ rivoluzionario, è fantasioso, è innamorato, è sognatore, è incerto e appassionato. Potremmo chiamare questo luogo il Santuario delle radici di san Francesco.

A rileggere le biografie più antiche di lui, ci ritroviamo a considerare come Francesco avesse un’anima gentile e preoccupata per chi ha bisogno. Quando era a tavola (e la tavola era bene imbandita perché la famiglia era ricca), ci raccontano che il giovane Francesco metteva da parte, un po’ di nascosto, pane e companatico da dare ai poveri che attendevano alla porta o per strada. Un atto di giovanile solidarietà, ma che già fa comprendere qualcosa del suo carattere.

Una volta, mentre era nel negozio a vendere stoffe di pregio, nel bel mezzo di una qualche trattativa che richiedeva impegno, si avvicinò un povero a chiedere elemosina “nel nome di Dio”. Il giovane figlio di Pietro di Bernardone era troppo occupato per pensare ad altro e mandò via il povero, forse in brutto modo. Ma quando quel povero uscì dalla bottega, Francesco si accorse di aver fatto qualcosa che non poteva piacergli. In un fulmineo esame di coscienza, pensò: “Se mi avesse fatto richiesta in nome di un qualche grande di questo mondo, certamente lo avrei ascoltato. Come mai ho mandato via uno che mi chiedeva aiuto nel nome di Dio?” Questa fu una riflessione che lo turbò nel profondo.

Negli ultimi anni della sua vita, troveremo san Francesco che si lascia spogliare dalla tunica (il suo Guardiano gli aveva proibito di darla via!) da un povero che ne aveva bisogno. E sappiamo ancora che tagliò i campanellini d’argento dalla tovaglia della Porziuncola, per darli alla mamma povera di un suo frate. Come vedete, le azioni dei santi nascono da molto lontano.

Possiamo vedere a “Chiesa Nuova” come il giovane Francesco ardesse dalla voglia di diventar cavaliere; di avere, cioè, la gloria e la nobiltà oltre alla ricchezza. Una gloria che, ai suoi tempi, dava l’esercito e la guerra. Appena giovinetto, fu tra i ribelli al dominio germanico e fu tra coloro che abbatterono la rocca, sede del governatore; ed ancora fu soldato nella guerra contro Perugia che lo vide sconfitto e prigioniero. Poi sognò un castello pieno di armi e di bandiere ed una voce che gli diceva: “Tutto questo sarà tuo”. Allora partì di casa per aver gloria nell’esercito di Gualtiero di Brienne. Ma a Spoleto, una malattia ed ancora una voce gli comandarono di tornare a casa poiché il sogno del castello era per ben altro motivo.

Iniziò così a comprendere il senso della pace che è relazione amichevole con tutti e con tutte le cose; e rispetto di ogni dignità. Di qui cominciò ad essere Santo Francesco, annunciatore della pace portata da Cristo risorto.